Per una Portoferraio responsabile

L’appuntamento dello scorso 15 marzo, che ha visto anche l’Elba, con i suoi ragazzi, farsi carico di una presa di coscienza rispetto alle questioni ambientali, può e anzi deve essere occasione per porsi una serie di interrogativi su ciò che ognuno di noi, singolarmente e nei vari contesti in cui è inserito, ha fatto, fa e può fare per salvare il Pianeta ma anche per mantenere un adeguato livello di vivibilità del nostro, più ristretto, territorio.

Tutto passa dalla “buona volontà”. La volontà di capire, innanzi tutto, e quindi la volontà di fare.

La volontà di capire:

Ogni nostra azione comporta delle conseguenze: da quando ci alziamo la mattina a quando andiamo a dormire, ogni nostro gesto non è ininfluente rispetto al contesto in cui viviamo, alle relazioni che intratteniamo, all’ambiente in cui siamo inseriti. E’ indispensabile che ognuno rifletta su questo, affinché sia cosciente dell’importanza delle proprie abitudini, delle proprie scelte.

Non molti giorni fa una rappresentanza di pastori sardi ha visitato la nostra Isola per raccontare la fatica del proprio lavoro e farci comprendere il significato delle proteste che stanno mettendo in atto per difendere una vita, tutt’altro che agevole ed agiata, che tuttavia loro hanno scelto per un benessere che va oltre quello economico, e che ha ripercussioni positive che travalicano i confini delle loro aziende e forse anche della loro Isola.  La “nostra” Sara, la giovane allevatrice che ha scelto Lacona per la propria attività, dopo aver studiato sino al dottorato di ricerca, ci spiega che mantenere la giusta misura del proprio gregge comporta un grande sacrificio: lei ha trenta pecore, che potrebbero essere di più se decidesse di tenere, ad ogni stagione, i nuovi arrivati, ma non lo fa poiché il territorio non reggerebbe un tale carico, salvo passare ad un tipo di allevamento intensivo che però è assolutamente contrario al senso della propria “missione”. Sara h scelto di non vendere alla locale grande distribuzione poiché il suo è un prodotto diverso e solo vendendolo direttamente lei può far capire la differenza al cliente. Il cliente però deve essere disposto a capire. “Lo so che è un lavoro”, afferma Sara rispetto all’impegno di coscienza che richiede a chi compra i suoi prodotti, ma senza questo il significato di quello che fa sarebbe inutile, e cadrebbe ogni speranza di riportare le nostre relazioni, la nostra economia, il nostro mondo, ad una dimensione di sostenibilità.

Non ci sono esempi migliori di questo per rappresentare quanto lo sforzo di capire cosa facciamo, anche semplicemente quando acquistiamo un formaggio, sia fondamentale.

I nostri ragazzi sono cresciuti in un momento difficilissimo della storia poiché stanno venendo al pettine tutti i nodi di uno sviluppo troppo veloce attuato senza alcuna coscienza delle conseguenze: crisi economica mondiale, guerre diffuse, interi continenti che migrano, il pianeta che sembra sull’orlo della catastrofe. Essi hanno una profonda consapevolezza di dove il mondo stia andando ma compete a noi insegnare loro il concetto di responsabilità: l’assoluta importanza di ogni singola loro azione e delle conseguenze di ognuna di esse. Non si può acquistare un oggetto su Amazon senza sapere che esso viaggerà dalla Cina verso l’occidente in navi Cargo che inquinano, ciascuna, quanto milioni di automobili. Non si può fumare una sigaretta senza sapere che, oltre a danneggiare la propria salute e quella di chi ci circonda, il suo filtro impiegherà anni ed anni prima di decomporsi. E’ un lavoro, come dice Sara, molto più semplice non pensarci, alleggeriti dalla convinzione che tanto siamo, ognuno, come una goccia nel mare e niente più… Ma se decidiamo di scendere in piazza, assieme a tutto il mondo, per essere una sola voce, siamo già nella direzione giusta e dobbiamo proseguire.

Il mondo e Portoferraio.

Se da soli possiamo sentirci una goccia nel mare, anche ciò che riguarda la nostra città potrebbe sembrare non necessariamente correlato con le vicende del resto del pianeta. Ma non è così ed è proprio dalla cura che riserviamo al nostro territorio cittadino ed insulare che possiamo misurare l’adeguatezza delle nostre azioni. Ed anzi forse proprio la dimensione insulare, con il mare che racchiude un territorio così ricco ed eterogeneo, può essere un laboratorio in grado di restituire risultati apprezzabili e quindi fiducia e slancio per azioni su scala più vasta.

Abbiamo una fortuna enorme, che è quella di vivere, principalmente, di turismo. Questo ci libera dalla necessità di “consumare” materie prime per trasformarle in qualcosa d’altro, in quanto l’uso del territorio è qualitativamente più elevato quanto più è in grado di preservarlo, perpetuandone la fruibilità.

La domanda di mete culturali e naturali è in continuo aumento. Il turista cerca luoghi in grado di raccontare da dove veniamo, nella speranza di trovare, guardandosi alle spalle, il segreto per poter conservare ancora a lungo la propria esistenza, o comunque quella dei propri figli, della propria comunità, della propria specie. E’ un naturale istinto di conservazione che tuttavia viene vanificato da stili di vita incoerenti che portano all’autodistruzione. Noi abbiamo la fortuna di poter vivere in un luogo ed a ritmi che si discostano da quelli di buona parte dei nostri connazionali e dobbiamo evitare a tutti i costi un’omologazione nociva sia per le nostre vite che per la conservazione del nostro “prodotto” turistico.

L’appuntamento elettorale.

Tra pochi mesi, ormai anzi poche settimane, a Portoferraio si voterà per il rinnovo dell’Amministrazione comunale. Ciò che sta accadendo attorno a noi evidenzia come sia necessario un deciso cambio di rotta: da un periodo di inconsapevolezza occorre passare ad un periodo di responsabilità. Dalla delega in bianco ai nostri rappresentanti occorre passare alla scelta consapevole, al momento del voto, ma poi anche alla costante attenzione successiva, sia in ordine alle proprie azioni di cittadini che in ordine alle politiche attuate dai “governanti”. Un’attenzione non più superficiale (la sterile polemica da bar) ma quanto più consapevole, documentata, ragionata possibile (ognuno, evidentemente, secondo le proprie personali capacità).

Questo significa che non è più il tempo del voto per schieramento o per simpatia, che non è più il tempo del voto a chi ci parla in modo più facile, che non è più il tempo del voto a chi ci pare, semplicemente, una brava persona. Ma non è neanche il tempo del voto a chi garantisce con faciloneria posti di lavoro, sicurezza o strade asfaltate. Dobbiamo diffidare di chi ci tratta da sudditi passivi e chi propina slogan buoni per tutte le stagioni, ma dobbiamo farlo mettendoci del nostro, essendo disponibili ad andare oltre cercando di capire seriamente ed approfonditamente cosa ci viene proposto.

In queste settimane, purtroppo, tutto si sta muovendo invece proprio secondo il vecchio e reiterato copione: nessuno esce allo scoperto con un progetto serio, tutti impegnano le loro energie in incontri più o meno segreti al solo fine di “vincere”. Già, vincere è la parola d’ordine, dove, si badi bene, essa ha un valore strettamente competitivo: si vince nella misura in cui perde l’avversario. Non importa come si vinca, con chi si vinca, basta che non vincano “quegli altri”. E in tutto ciò le “manovre” sono le solite: si cercano gli alleati giusti, si incontrano i poteri forti, ci si ingraziano i portatori di voti, da politicanti della prim’ora.

Se si cerca di elevare il livello, parlando di programma, non solo a livello di proclami ma approfondendo sino alle azioni concrete da mettere in atto (passando per quadri conoscitivi, competenze da attivare, relazioni, strumenti di valutazione delle politiche, ecc…) ci si trova inesorabilmente isolati, dopo essere invitati ad una semplificazione che in realtà altro non è che banalizzazione delle questioni, secondo una prassi ormai sperimentata.

Questo quindi vuole essere un appello alle persone di buona volontà, affinché si ribellino a questo sistema di offuscamento delle coscienze e si assumano, ciascuno nel ruolo che più gli si confà, la responsabilità del futuro della nostra Città, della nostra Isola, del nostro Pianeta, e lo facciano alzando la prospettiva rispetto all’abbassamento di livello cui stiamo assistendo. Una volta, durante le campagne elettorali, si deprecavano i così detti “libri dei sogni”; ebbene oggi siamo all’esatto contrario: siamo talmente abituati a subire che siamo disposti a dare il voto a chi ci fa credere di tapparci un paio di buche per la strada. Salvo verificare, a fine mandato, che non era in grado di fare neanche quello.

Orbene, senza l’illusione di poter cambiare tutto dall’oggi al domani, non rassegnamoci a questo trend e diamo libertà ai nostri sogni, come quello di un Isola plastic free o auto free, ma con la serietà di voler perseguire i sogni con competenza ed applicazione, mettendo le stesse competenza ed applicazione nella quotidianità (allora verranno aggiustate anche le buche nelle strade).

Se non siamo disposti a questo, allora possiamo dare definitivamente per sconfitti non solo la politica ma anche il senso stesso del convivere civilmente in una comunità.

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