Contributo di sbarco e sussidiarietà

I recenti dati sulle presenze turistiche del 2018, che vedono l’Elba in calo, in controtendenza rispetto al continente, non fanno che confermare un trend negativo, in termini relativi, già in atto anche negli anni precedenti; la leggera crescita registrata nel 2017 era decisamente inferiore alla media nazionale, per cui non si può, di fronte a tali dati, non mettere in discussione le politiche attuate a livello comprensoriale, in termini di infrastrutture, servizi promozione.

Da qualche anno l’attore principale delle azioni pubbliche in ambito turistico è la GAT (acronimo per Gestione Associata del Turismo, affidata al Comune di Capoliveri) la quale gestisce il cospicuo gettito del contributo di sbarco, il tributo che la legge consente di istituire, nelle Isole minori, in luogo della tassa di soggiorno.

Si tratta di svariati milioni di Euro, la cui destinazione deve avvenire nell’ambito delle previsioni normative. In particolare all’Elba si è scelto di spendere tutto in promozione, con iniziative, a conti fatti, di scarso successo, visti i dati davvero sconfortanti sulle presenze 2017 e 2018.

Forse dunque sarebbe il caso di ripensare sia la destinazione finale che la gestione di tali fondi, e la proposta che pare più coerente con l’approccio che si vuole proporre attraverso il blog e portare avanti con il nascente movimento culturale per un’Elba responsabile, è quella di passare da spesa corrente a spesa per investimenti, andando ad accrescere in modo permanente e significativo il valore del territorio, piuttosto che limitarsi ad iniziative promozionali di limitato orizzonte ed ancor più limitato successo. Ed il modo migliore per affrontare investimenti sul territorio, che incidano sul suo valore non solo ambientale ma anche culturale e socio-economico, è quello di applicare, per quanto possibile, il principio comunitario e costituzionale della sussidiarietà. Sussidiarietà significa definire le politiche, ma anche individuare i soggetti attuatori delle politiche stesse, partendo dal basso, secondo logiche di federalismo e decentramento (sussidiarietà verticale), ma anche secondo logiche di arretramento del pubblico potere verso una espansione dell’iniziativa privata (sussidiarietà orizzontale).

Il pubblico non deve sparire, anzi, deve rafforzare le sue funzioni di indirizzo e di controllo, ma deve limitare il suo ambito di intervento diretto concentrandolo, ad opinione di chi scrive, su quei beni e sui servizi essenziali (acqua, scuola, sanità, trasporto pubblico, ecc…) rispetto ai quali anzi occorre recuperare un ruolo primario.

Ma come applicare la sussidiarietà al contributo di soggiorno? Semplicemente individuando ambiti di investimento in grado di dare attuazione alle previsioni normative, ed affidarne la realizzazione ai soggetti del territorio (Imprese, Enti pubblici e privati, privati cittadini) destinando il contributo ai singoli progetti nella forma del cofinanziamento in conto capitale. In questo modo, con il meccanismo, appunto, del cofinanziamento, l’entità degli investimenti sul territorio crescerebbe in ragione di un effetto moltiplicatore dall’impatto potenzialmente “miracoloso”.

Per fare un facile esempio, vista la misura del gettito degli ultimi anni, pari circa a 3,5 milioni di Euro: immaginiamo, per semplicità, un cofinanziamento al 35%; ebbene potremmo avere, ogni anno, ben 10 milioni di investimenti sul territorio, su progetti che andrebbero ad attuare gli obiettivi definiti di volta in volta. La variazione infatti, nel tempo, degli obiettivi, consentirebbe di circoscriverne i risultati in modo da disporre, con continuità, di nuovi casi di “successo” da sottoporre all’attenzione pubblica per un ritorno promozionale che probabilmente sarebbe più forte di ogni prodotto strettamente pubblicitario. Inoltre il promuovere piccoli investimenti privati consentirebbe alle somme investite di restare sul territorio, andando, con tutta probabilità, a remunerare le imprese locali cui sarebbero affidati i lavori (diversamente dalle spese affrontate dall’ente pubblico, che devono sottostare a rigide regole burocratiche che, molto spesso, vedono le nostre imprese inesorabilmente tagliate fuori).

Alcuni esempi concreti:

  • anno zero – Obiettivo: riduzione degli apporti di reflui nelle condotte fognarie (e conseguentemente negli impianti di trattamento e, infine, in mare). Azioni: realizzazione di impianti domestici di fitodepurazione. Cofinanziamento: 35%. Risultati attesi: 2000 impianti in un anno, con forte impatto sul comparto delle imprese di forniture idrauliche e delle imprese artigiane di impiantistica idraulica.
  • Anno uno – Obiettivo: riduzione dell’approvvigionamento di elettricità dalla rete – Azioni: realizzazione di impianti fotovoltaici domestici; Cofinanziamento: 35%. Risultati attesi: 2000 impianti fotovoltaici, con forte impatto sul comparto delle imprese di forniture elettriche e delle imprese artigiane di impiantistica elettrica.
  • Anno due – obiettivo: riduzione delle emissioni da veicoli motore termico. Azioni: immissione nel parco veicoli delle imprese di veicoli a trazione elettrica. Cofinanziamento: 35%. Risultati attesi: 500 veicoli elettrici immessi nel parco auto delle imprese locali, con forte impatto sul comparto delle concessionarie di veicoli nonché delle ditte di assistenza.

E’ facile intuire come azioni del tipo di quelle sopra esemplificate possano facilmente ottenere l’attenzione di quello che dovrebbe essere il target di riferimento del nostro mercato turistico: un turista che cerca un territorio dall’alto valore naturalistico, di cui i residenti sono in primi custodi e lo dimostrano attraverso investimenti innovativi.

Insomma, si può fare davvero molto anche parlando di contributo di sbarco, per declinare in modo intelligente e responsabile i valori che intendiamo affermare e diffondere, basta crederci e dedicare all’applicazione le adeguate competenza (sulla responsabilità e la competenza ricordiamo uno specifico intervento all’assemblea di lunedì primo aprile).

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