Basta bottiglie di plastica, ma ASA faccia la sua parte

Scritto da Renato Corrado de Michieli VitturiSabato, 05 Gennaio 2019 10:26

Sempre più spesso vengo, io come immagino tutti, raggiunto da telefonate di addetti commerciali di varie aziende che cercano di vendermi beni e servizi di ogni tipo. Spesso taglio corto ma mi prendo e concedo qualche secondo in più quando si tratta di offerte che toccano temi ambientali quali energie rinnovabili, riduzione dei rifiuti ecc…


Tra questi ultimi ci sono quelli che offrono depuratori domestici per l’acqua, in grado di abbattere il cloro, le varie sostanze dannose nonché di erogarla sia a temperatura ambiente che fresca e persino frizzante. 
Il beneficio in termini di risparmio, rispetto all’acquisto di acqua in bottiglia, fatti due conti, è minimo o forse anche nullo, ma certamente l’utilizzo di questi apparecchi farebbe risparmiare un bel po’ di plastica oltre alle immissioni collegate al trasporto delle bottiglie (peraltro è proprio delle ultime settimane il dibattito nostrano sul tema “plastic free”). 
E tuttavia la moltitudine di offerte, spesso da parte di soggetti non proprio qualificati, la stessa modalità di vendita (tramite questi “imbonitori”) non mi hanno mai incoraggiato nel compiere tale passo.


Poiché riconosco che il poter bere l’acqua del rubinetto darebbe una grande mano all’ambiente, soprattutto in un’isola per cui tutto ciò che non scorre nelle condotte viaggia necessariamente sui traghetti (con ulteriore aumento di costi ed inquinamento), e non una sola volta ma due (perché poi il rifiuto torna sulla terra ferma), e poiché in realtà noi tutti già paghiamo al gestore del servizio idrico l’acqua come potabile, mi pongo la seguente domanda:

ma perché lo stesso gestore non entra, peraltro con suo vantaggio economico, in tale business, offrendo agli utenti kit di depurazione con relativa manutenzione da potersi pagare in bolletta?

Ci sarebbero enormi economie di scala il cui beneficio finale andrebbe al cliente ma, soprattutto, il cliente stesso avrebbe come interlocutore l’unico soggetto che gli porta l’acqua in casa e che è obbligato a portargliela potabile, per cui nel momento in cui qualcosa non andasse e l’acqua non fosse come deve essere non ci sarebbe il problema di discriminare se la causa sia a monte o a valle dell’utenza: se ne occuperebbe comunque il gestore.


Io un impianto “marchiato ASA” lo prenderei subito, così come prenderei un addolcitore. Certo, l’uno esclude l’altro (l’acqua addolcita non si beve), ma lo stesso gestore potrebbe, ad esempio, preoccuparsi di istruire tecnici, idraulici, e quanti altri intervengono a vario titolo e in vari momenti sugli impianti (meglio già in fase di realizzazione) nel progettare e realizzare linee separate, per la cucina e per il resto dell’abitazione.
Insomma, vorrei un gestore 2.0 (come si dice oggi) in grado di interpretare le nuove esigenze e di esserne attore non solo per un servizio migliore ma anche per un territorio migliore.
ESA per esempio, come gestore del ciclo dei rifiuti, lo fa essendo attore principale delle politiche di riduzione dei conferimenti, ad esempio con la fornitura, addirittura gratuita, dei contenitori per fare il compost domestico.


Spero che i nostri amministratori, che su ASA possono incidere tramite l’Autorità di ambito di cui fanno parte, raccolgano questa mia sollecitazione e, quanto meno, ci riflettano un po’.


Renato Corrado de Michieli Vitturi

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